Una domenica fatta per essere calpestata.

Tiro su la cerniera fino a pizzicare il mento, si incastra la barba, chiudo i bottoni in ferro per dire al freddo che non deve rompere le palle. Cammino verso le zone più vecchie della città, lo faccio sempre quando il cielo è pesante come oggi e la bicicletta mi porterebbe troppo lontano, non vorrei mai trovarmi senza il pranzo nella borsa.
C’è una strada dove l’asfalto sta quaranta centimetri sopra l’inizio delle case, dove le case hanno tanti anni quanto la somma delle età delle intere generazioni di famiglie che ci abitano dentro. Case che appartengono ad un’epoca in cui il condono si faceva da soli, allargando l’esuberanza di un secondo piano ampliato con assi di legno conficcate nel terreno, che ricordano la tradizione austriaca nascosta nelle finestre gotiche e gli Erker sporchi di smog. In mezzo a questi relitti c’è forse la chiesa più piccola della città, mangiata dalle vie strette che la circondano, perché più le sei vicino più sentirai l’odore di Dio.
Ci vado per sedermi sui gradini ricavati dai litri di asfalto spanti per ricostruire la strada e dare il permesso alle auto di passare. Gradini che bloccano l’aprirsi delle porte, che una volta ti permettevano di entrare comodamente se eri un nano come si portava. Invece ora sono strozzate, cozzano contro la strada nuova e nessuno può entrare se non dalle finestre che stanno a una spanna da terra, impedendo i suicidi.
Ed è quello che siamo diventati quando proviamo a parlare, siamo porte che non si aprono più, mangiate dal progresso, per permettere alle auto che vogliono viaggiare via veloci di farlo senza inciampare su qualche vecchia spaccatura, e scappare chissà dove, che loro il pranzo al sacco ce l’hanno nel baule ora che hanno ricoperto ogni cosa, nascosta come polvere sotto quintali di tappeti.

Una volta scrissi di queste strade in un tema, ero in terza media, pensavo di lasciare la professoressa di stucco, di guadagnarmi una lode e un dieci.
Mi diede quattro, dicendo che ero andato fuori traccia, che quello che avevo scritto non aveva senso.
E aveva ragione, non sapevo neanche quale fosse il tema, volevo semplicemente scrivere, come adesso voglio solo calpestare una domenica.

  1. vitaliano said: i professori sono fatti per fare della mediocrità la regola. Fuori tema. Fuori traccia. Il ragazzo è troppo vivace. E’ solo il loro modo di dimostrare la propria incapacità
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  3. quartodisecolo reblogged this from yomersapiens and added:
    domenica fatta per essere calpestata.
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