a pensare che con questo caldo ci sarà un enorme quantitativo di persone nude a letto e allo spreco che non siano a sudare insieme.

Certe esperienze ti formano più di altre.

Mostra sempre le tue cicatrici. Con orgoglio. Sono il ricordo di tutte le battaglie compiute, la dimostrazione che sei sopravvissuto, che ne è valsa la pena di combattere.

E mostra sempre i tuoi brufoli. Con orgoglio. Sono il ricordo di tutte le schifezze mangiate, la dimostrazione che sei sopravvissuto, che ne è valsa la pena di scofanarsi quella barretta di cioccolato al latte con riso soffiato da solo, nascosto nel ripostiglio, per evitare di offrire un pezzo a qualcuno.

Sono da mia madre da una settimana e ho già finito tutte le magliette portate con me. Tocca aprire i vecchi cassetti per trovare qualcosa di pulito da mettere. Cassetti pieni di quello che non mi ha seguito all’estero un anno e mezzo fa oramai, una valanga di tshirt colorate taglia S. Ne metto una ed è esattamente come forzare se stessi a vivere nel passato. Ci stai stretto, non sei più quello di una volta, non capisci nemmeno cosa ci trovavi in quei colori. Non so perché ne conservo così tante, oramai sono inutilizzabili. Forse per ricordarmi cosa sono stato e quanto sono cambiato. Si cambia in tanti modi. Diminuiscono le aspettative, si depositano sul fondo, cresce la pancia. Si diventa realisti. Potrò comprare magliette sempre più grandi per contenere quello che diventerò nei prossimi anni. Possibilmente un unicorno. In tal caso avrò cassetti da svuotare ma chi cazzo se ne frega sarò magnifico.

ci sono dei momenti in cui penso di aver ritrovato fede nei confronti dell’umanità e poi ecco uno con la suoneria del fischio quando gli arriva un messaggio.

può anche essere che il destino unisca due persone con il solo scopo ultimo di costringerle a fingere di ignorarsi reciprocamente per il resto della vita, e in tal caso vai un po’ a fanculo.

Ricordo che la paura più grande era quando arrivavamo in una stazione abbastanza grande da permettere al treno di fermarsi più di qualche minuto. Mio padre lavora per le ferrovie quindi è sempre stato intriso di quella consapevolezza che solo i dipendenti delle FS possono avere. Quella che se il treno parte tra 7 minuti allora vuol dire che posso scendere dalla carrozza e stare 6 minuti e 59 secondi in giro senza meta lontano dai miei figli. Scendeva dicendo che sarebbe tornato subito il che per me equivaleva ad organizzare in pochi istanti la mia vita e quella di mio fratello oramai già orfani e in una città sconosciuta. Pensavo a dove sarei andato a lavorare, come mi sarei occupato dell’istruzione di mio fratello, dove saremmo andati a vivere, come raccontare la storia della scomparsa di nostro padre al proprietario della casa che avrei dovuto prendere in affitto. Sarei stato il ragazzo venuto dal nulla, cresciuto da solo, con gli occhi intrisi di quella speranza tipica degli anni 90, quella ereditata da ore e ore di cartoni di orfani giapponesi. La speranza che un giorno, nell’ultima puntata, mio padre sarebbe tornato e avrebbe visto che in tutti quegli anni avevo svolto un ottimo lavoro. Non capisco perché i genitori facciano così, perché mio padre mi abbia sempre lasciato libero di viaggiare con sta stronza di mia immaginazione apocalittica solo per prendere un po’ d’aria. Poi ho compreso. Lo ha fatto per me. Per farmi diventare forte e consapevole dei miei mezzi. Per aiutarmi a comprendere che anche dopo una perdita puoi sempre rincominciare e farcela ed emergere. Per questo, ma soprattutto perché ad ogni stazione doveva scendere a consegnare la droga.
Uno deve pur arrotondare eh.

Che magari vorrebbero gli applausi.

Un tempo si aspettava tornassero, ti invitavano a vedere le diapositive, “no guarda mi spiace ma venerdì sera ho un impegno, apro ai testimoni di Geova” e te la cavavi così. Oggi è più difficile riuscire a scansare l’invidia da ferie altrui. Con tutte queste piattaforme sulle quali caricare le foto della spiaggetta dove non c’è nessuno, il ristorantino in riva al mare che si mangia bene, la faccia buffa da troppo sole e il broncio da ritorno a casa. Di buono però c’è che grazie all’aumento spropositato di informazioni è diventato più facile del 70% il successo nell’invio delle maledizioni. E quindi è più piacevole riguardare la foto della spiaggetta dove non c’era nessuno e meno male perché ho avuto un attacco di mal di pancia terribile dietro a quel cespuglio, oppure del ristorantino in riva al mare dove si mangia bene ma gli scampi evidentemente erano scaduti perché non ti racconto la nottata che ho passato o la faccia buffa da troppo sole che si è rivelata un’ustione di terzo grado e il broncio da ritorno a casa perché mentre eravamo via ci sono entrati i ladri dentro e non hanno preso nulla ma hanno fatto un casino nel bagno che a confronto la spiaggetta può essere considerata ancora agibile dietro a quel cespuglio.
No ma andate pure in ferie che mi fa piacere sapere di movimentare un po’ il relax altrui.

sono per una settimana da solo in ufficio, e siamo solo a lunedì.

- oh oh! sei felice di vedermi oppure hai un rotolo di monetine in tasca?
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- veramente ne avrei tre…image
- …povero sfigato.
- vada per lo sfigato, ma per il povero, insomma, sono 125 euro, sai quante goleador ci riesco a comprare?

se un lunedì parte con pioggia, incapacità di uscire dal letto e stanchezza sparsa propongo che per legge l’inizio della settimana venga posticipato di una settimana. ché le cose o le fai bene o non ha senso farle alla cazzo di cane.