Portando la zia in giro per musei.

- allora ziettina dimmi un po’, ti è piaciuta la camera dei tesori?
- waa tropp bell, tutt’a quelle pietre preziose, a quegli ori, ma la pietra più preziosa era…
- tu! tu sei la mia pietra preziosa!
- statt zitt, scem, allora, no, stev ricenn, la cosa più importante era…
- la cosa più importante è l’amore di Gesù Cristo!
- scem! a cos cchiù bell…
- il sorriso di un bambino!
- Matté ma tu hai dei problemi seri, dai retta a me.
- e pensa che manco tanto alla mamma.

Prendersi cura di qualcuno vuol dire partire dalle cose che si possono rompere facilmente.

La zia è venuta a trovare i nipoti all’estero, così si è creato quel piccolo universo di attenzioni tipico degli affetti familiari. Il primo giorno si è svegliata presto, è andata in cucina e ha preparato la caffettiera per tutti. Il giorno dopo allora ho messo la sveglia 5 minuti prima di lei, per anticiparla e andare io in cucina a fare la colazione. È nata una gara. Ogni mattina ci si sveglia un attimo prima per cercare di essere carini e sorprendere l’altro.
Ho finito per mettere la sveglia alle 5:40 per batterla definitivamente.
Un po’ per eccesso di zelo. Un po’ perché non chiude mai bene la caffettiera e poi tocca a me pulire i fornelli. Soprattutto perché ha il vizio di prendere la mia tazza a forma di balena e zia ok, ti voglio bene e tutto, ma prova ancora a fare colazione usando la mia tazza che ti spezzo le dita come biscotti ammollo nel latte.

era da un po’ che avevo voglia di albicocche e al mercato le ho viste e ho deciso di comprarle anche se ho pensato che probabilmente non sapevano di nulla ed invece a casa mangio una albicocca e porca puttana che buona, chissà da quanto non mangiavo una albicocca, mi ero completamente dimenticato del sapore delle albicocche, che spettacolo che sono le albicocche, ore le mangio tutte perché sono squisite le albicocche ed è passato così tanto tempo dall’ultima volta in cui ho assaggiato albicocche così gustose che tra poco mi commuovo ma non posso piangere per delle albicocche solo perché era da un botto che non avevo a che fare con delle albicocche se no chissà che cazzo faccio la prossima volta che si tromba.

Al posto dei telefoni sarebbe bellissimo se la gente andasse in giro tenendo dei criceti in mano, piccoli, con la medesima costanza, cura e attenzione, fissandoli nel palmo e sorridendogli come sorride alle chat o ai messaggi, schiacciandogli la pancia delicatamente come sfiora lo schermo, ridendo alle loro guanciotte piene. Un mondo di gente che si isola con il proprio criceto in mano. Chissà quanti criceti mi danno in cambio del mio iPhone.

Mi basta sognarti,
ma basta sognarti
e basta.

mi piace non scrivere per un po’ e aspettare che arrivino nuovi lettori lasciando che si crei dell’attesa attorno al mio ritorno tipo “chissà quando scriverà di nuovo… sicuramente sarà epico… la storia di tumblr…” e invece sono all’aeroporto ad aspettare mia zia e c’è un tizio con un cartello che aspetta tale Frau Poppe e niente non sto più cercando mia zia ma sono nascosto per vedere che faccia ha sta Poppe.

adoro le persone dall’entusiamo contagiante del tipo cazzo mettiti una mano davanti quando sorridi non vorrai mica attaccarmi qualcosa.

- guarda, laggiù ci sono dei posti liberi, sediamoci lì.
- ma dove? vicino a quel nerd schifoso? ci credo che ha posti liberi, hai visto che maglietta da sfigato? dai, avrà più di trent’anni e va in giro con robe di videogiochi. te lo meriti di restare solo.
- tu hai addosso una maglietta di star wars, lo sai vero?
- LA MIA È UN’EDIZIONE LIMITATA!!! PER COLLEZIONISTI!!! NON PUOI CAPIRE.

Progetti concreti per il futuro.

- Avere due figli. Se gemelli buono.
- Aspettare che crescano, amarli molto, verso i dieci anni adottare un bambino asiatico. Se cicciottello meglio.
- Dedicare ogni tipo di attenzione al figlio adottivo. Creare complessi immensi nella testa dei figli, insegnargli così che niente è dovuto.
- Quando l’asiatico adottato ha sviluppato un enorme delirio di onnipotenza, prendere un vecchio cane a tre zampe e renderlo il padrone della casa.
- Dopo qualche anno di supremazia canina dove ogni cosa deve essere incentrata attorno al fido Raraparaffolo (nome del cane scelto apposta per risultare impronunciabile dall’asiatico) scegliere come hobby la pittura ma non ritrarre mai nessun membro della famiglia, solo se stessi.
- Oramai i due figli saranno grandi e fuori casa, l’adottato avrà tentato più volte di uccidere il cane, Raraparaffolo starà per morire. Dedicare un paio di anni al riscoperto amore verso mia moglie.
- La scienza dovrebbe a questo punto aver fatto abbastanza progressi. Ottenere un proprio clone usando il fondo cassa per gli studi dei figli, portarlo a casa, cacciare tutti gli altri, sposarsi con il clone e amarlo per il resto della vita.
- Morire felice. Puntare tutta l’eredità sul rosso al Cesar Palace di Las Vegas un giorno che è chiuso.
- Se possibile, risorgere.

La notte in cui conobbi mia nonna defunta per la seconda volta.

Mia nonna aveva un nome atipico per una donna: Tobia. Immaginate la Napoli del dopo guerra, o del quasi dopo guerra, non so quando di preciso, mio padre è del 55 quindi calcoliamo qualche decina d’anni prima insomma non è questo l’importante. Si chiamava Tobia de Marco. È morta nel 2000 o 2001, di quell’età giusta per morire abbastanza giovane con qualcosa che ti stronca terribilmente. Non ricordo tanto di lei. Ricordo l’atteggiamento, che era Napoli condensata in un metro e cinquanta di femmina. Chiamarsi con un nome da uomo l’aveva segnata. Quello che mio padre racconta sempre è il giorno in cui vennero i carabinieri a casa per prelevarla, convinti che fosse un uomo che era scappato all’obbligo del servizio militare per tanti anni. Lei li accolse muovendosi con quelle gesta da matrona del sud, scuotendo la testa e le grazie, urlando "mo’ t facc veré i quant so omm!", lasciando le forze dell’ordine nello sgomento.
Ora sono passati tanti anni e ancora mi tormenta non essere stato al suo funerale. Avevo da fare. Cose stupide. Tipo perdere la verginità con la ragazzina dell’epoca.
Insomma tutto ciò non ha molto senso e in metropolitana sono entrati dei cazzo di brasiliani urlanti. Però sta cosa me la sono sempre portata dietro.
Vorrei chiedere a voi, cosa fareste, se aveste la possibilità di rivedere vostra nonna per una notte?
A me è capitato ora. Al concerto degli Zu. A Vienna. Non l’ho vista nella sua vera forma, ovvio. Ho conosciuto un ragazzo che si chiama come lei. Tobia de Marco.
Ora ditemi quante cazzo di possibilità ci sono sul pianeta di beccare un omonimo, maschio, di tua nonna defunta ad un concerto. Due? Dieci?
Beh insomma, ho passato la serata a bere e offrirgli da bere, chiedendogli scusa per non essere stato al suo funerale, godendomi il concerto con quello che per me non era uno sfortunato malcapitato italiano all’estero bensì la personificazione di mia nonna tornata per darmi una possibilità di redenzione. Abbiamo ballato, riso, scherzato. È stato bello conoscerla in questa sua nuova veste adolescente spensierata.
Le ho detto che non mancherò al suo prossimo funerale, ho sbagliato una volta, non sbaglierò due. Lui mi ha guardato storto, dicendo che non è proprio una cosa bella da dire. Le ho detto di stare tranquilla, non morirà di nuovo stasera. Prima devo presentarla a mio padre perché è giusto che anche lui goda di questa casualità. Poi decideremo insieme come fare, per il secondo funerale. Tutto quello che vuoi nonnina cara. L’omonimo mi saluta, dice che si era dimenticato di un impegno. Che impegno potrà mai avere una signora della tua età a quest’ora della notte, rispondo io. Suda copiosamente e il sorriso è spaventato, si mescola tra la gente e sparisce. Chissà se incontrerò ancora mia nonna. O se mi perderò nel piacere di ossessionare uno sconosciuto, ho tanti di quei jeans arretrati su cui fare rattoppi che non hai idea ragazzo mio. Prepara ago e filo e la scatola di biscotti al burro danesi nella latta.