Sì, sto leggendo La Storia Infinita.

A quanto pare il mio nuovo medico di base qua a Vienna si chiama Gernot. L’ho scelto perché è il più vicino a casa, non per il nome. Che cazzo, avessi potuto sceglierlo per il nome avrei cercato uno che si chiama Atreyu. Se sto male che figura ci faccio nel dire: “Salvami o potente Gernot! Questo raffreddore mi sta uccidendo!”. Non si può sentire. Invece ha tutto un altro suono: “Temerario Atreyu! Possiedi forse tu un unguento per questa fastidiosa irritazione cutanea?”. Ecco questo funziona. Ci sarà un medico in giro per il mondo che si chiama Atreyu e sicuro la sua lista di attesa è lunghissima.

odiare qualcuno è una delle cose più stupide da fare perché perdi solo un sacco di tempo ed energie che potresti invece investire nella ricerca di un killer professionista e conveniente che elimini il pezzo di merda.

La fine del mangiatore di spade.

Oramai era diventato sempre il solito ripetersi. Il nano in frac lo annunciava, pettinando i lunghi baffi neri, il pubblico si azzittiva, le tende di velluto porpora pesante si aprivano rilevando la sua figura, l’occhio di bue si accendeva ad illuminarlo, allungando la sua ombra per alcuni metri lontano dal centro del tendone. Con passo sicuro si avvicinava al tavolo, sopra di esso vi erano coricate tutte le sue spade. Ogni spada aveva un nome di donna che in passato aveva amato.
Ingoiava la prima, la più corta, e il pubblico esultava. Chiudeva gli occhi e ricordava quel primo bacio sulla panchina.
Ingoiava la seconda, quella dorata, e il pubblico lo acclamava. Il freddo della lama era il medesimo emesso quella notte da lei, quando lo aveva lasciato per scappare con un altro circo.
Ingoiava la terza, quella con gli uncini alla fine, e una signora tra la folla soffocava un urlo di paura. Era la più pericolosa ma allo stesso tempo, come lei era diventata indifferente a lui, lui era diventato immune a lei e ancora oggi ogni volta che la guardava, si ricordava di dimenticarla.
Ingoiava la quarta, la più lunga e sottile, e il pubblico sospendeva il fiato durante tutto il tragitto dell’acciaio giù per l’esofago. Ogni centimetro lui riviveva i suoi capelli, le sue labbra, le loro promesse. Ogni centimetro era una lacrima che la gente percepiva come prova di resistenza quando invece era spurgare il cervello dai ricordi. Poi, con un inchino, concludeva lo spettacolo.
Ma quella sera fu diverso.
Una volta estratta la quarta spada vide poggiata sul tavolo una quinta mai vista. La gente lo notò e cessò di applaudire, c’era ancora qualcosa da vedere.
Chiese spiegazioni al nano in frac che alzò le spalle allontanando ogni sospetto. Si rivolse al pubblico e la vide. Fu come se l’occhio di bue smettesse di inquadrare lui e si concentrasse solo su di lei, splendente, in mezzo a centinaia di volti sconosciuti. C’era il suo nome su quella lama, lo sapeva, ma non pensava sarebbe finita così tra di loro.
Afferrò l’impugnatura e ne soppesò la fattura. Era esattamente come lei. Perfettamente squilibrata, brutalmente affilata, consapevolmente letale e vendicativa. La appoggiò sulla lingua, facendo un ultimo profondo inchino, come a congedarsi per sempre dalla sua routine. Incrociò il suo sguardo, chiedendole perdono. Lei acconsentì.
La fece scorrere lentamente e più scorreva più tagliava, più il suo stomaco si riempiva di sangue, più la sicurezza veniva meno. Più si sentiva venire meno, più si perdeva, più tornava vivo.
Il nano in frac fu il primo a capire cosa stava succedendo. Era suo compito fermare lo spettacolo in caso di pericolo ma quella sera non aveva capito per tempo. Potrai amare le lame quanto vuoi ma ciò non le renderà meno mortali. Non ha senso non concedersi al presente se ogni sera immoli la tua esistenza a rivivere il passato.
Il pubblico si allontanò piangendo terrorizzato, lei scese verso il centro del tendone da circo, spostò il nano e baciò un’ultima volta colui che con tanto affetto l’aveva data per innocua e scontata.

per far colpo in genere utilizzo l’intelligenza che mi contraddistingue e ieri c’era questa ragazza nuova mai vista così le ho esposto una mia interessante teoria secondo la quale sarebbe bellissimo se le vagine fossero come dei portali dimensionali e che ci fosse una realtà parallela collegata alla nostra dove ad un certo punto, mentre in questa la gente fa sesso, nell’altra le donne si trovino ad avere improvvisi fenomeni di fuoriuscita casuale di un pene, cioè una va in giro e toh, oh no! ecco che sbuca di nuovo! avanti e indietro, avanti e indietro! ma ti capita spesso? eh a me non tanto ma ho una amica a cui succede almeno dieci volte al giorno! ovviamente la ragazza dopo avermi ascoltato ha detto che doveva andare un attimo in bagno e non è più tornata.

a pensare che con questo caldo ci sarà un enorme quantitativo di persone nude a letto e allo spreco che non siano a sudare insieme.

Certe esperienze ti formano più di altre.

Mostra sempre le tue cicatrici. Con orgoglio. Sono il ricordo di tutte le battaglie compiute, la dimostrazione che sei sopravvissuto, che ne è valsa la pena di combattere.

E mostra sempre i tuoi brufoli. Con orgoglio. Sono il ricordo di tutte le schifezze mangiate, la dimostrazione che sei sopravvissuto, che ne è valsa la pena di scofanarsi quella barretta di cioccolato al latte con riso soffiato da solo, nascosto nel ripostiglio, per evitare di offrire un pezzo a qualcuno.

Sono da mia madre da una settimana e ho già finito tutte le magliette portate con me. Tocca aprire i vecchi cassetti per trovare qualcosa di pulito da mettere. Cassetti pieni di quello che non mi ha seguito all’estero un anno e mezzo fa oramai, una valanga di tshirt colorate taglia S. Ne metto una ed è esattamente come forzare se stessi a vivere nel passato. Ci stai stretto, non sei più quello di una volta, non capisci nemmeno cosa ci trovavi in quei colori. Non so perché ne conservo così tante, oramai sono inutilizzabili. Forse per ricordarmi cosa sono stato e quanto sono cambiato. Si cambia in tanti modi. Diminuiscono le aspettative, si depositano sul fondo, cresce la pancia. Si diventa realisti. Potrò comprare magliette sempre più grandi per contenere quello che diventerò nei prossimi anni. Possibilmente un unicorno. In tal caso avrò cassetti da svuotare ma chi cazzo se ne frega sarò magnifico.

ci sono dei momenti in cui penso di aver ritrovato fede nei confronti dell’umanità e poi ecco uno con la suoneria del fischio quando gli arriva un messaggio.

può anche essere che il destino unisca due persone con il solo scopo ultimo di costringerle a fingere di ignorarsi reciprocamente per il resto della vita, e in tal caso vai un po’ a fanculo.

Ricordo che la paura più grande era quando arrivavamo in una stazione abbastanza grande da permettere al treno di fermarsi più di qualche minuto. Mio padre lavora per le ferrovie quindi è sempre stato intriso di quella consapevolezza che solo i dipendenti delle FS possono avere. Quella che se il treno parte tra 7 minuti allora vuol dire che posso scendere dalla carrozza e stare 6 minuti e 59 secondi in giro senza meta lontano dai miei figli. Scendeva dicendo che sarebbe tornato subito il che per me equivaleva ad organizzare in pochi istanti la mia vita e quella di mio fratello oramai già orfani e in una città sconosciuta. Pensavo a dove sarei andato a lavorare, come mi sarei occupato dell’istruzione di mio fratello, dove saremmo andati a vivere, come raccontare la storia della scomparsa di nostro padre al proprietario della casa che avrei dovuto prendere in affitto. Sarei stato il ragazzo venuto dal nulla, cresciuto da solo, con gli occhi intrisi di quella speranza tipica degli anni 90, quella ereditata da ore e ore di cartoni di orfani giapponesi. La speranza che un giorno, nell’ultima puntata, mio padre sarebbe tornato e avrebbe visto che in tutti quegli anni avevo svolto un ottimo lavoro. Non capisco perché i genitori facciano così, perché mio padre mi abbia sempre lasciato libero di viaggiare con sta stronza di mia immaginazione apocalittica solo per prendere un po’ d’aria. Poi ho compreso. Lo ha fatto per me. Per farmi diventare forte e consapevole dei miei mezzi. Per aiutarmi a comprendere che anche dopo una perdita puoi sempre rincominciare e farcela ed emergere. Per questo, ma soprattutto perché ad ogni stazione doveva scendere a consegnare la droga.
Uno deve pur arrotondare eh.